"THE END"

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lunedì 13 febbraio 2012

Zombie che lavorano:"Gli schiavi del XXI secolo"


« Non si può mangiare né bere per otto ore di fila e neppure fare l'amore. La sola cosa che si può fare per otto ore è lavorare. Ed è questa la ragione per cui gli esseri umani rendono così tristi ed infelici se stessi e gli altri. » (William Faulkner)

Quanti potenti, Papa incluso, acclamano il bisogno di un nuovo ordine mondiale? Vediamo un po’ di cosa si tratta, secondo loro si svilupperebbe giustizia, il benessere, equa distribuzione dei beni e tutti i miracoli possibili. Io non la penso proprio così diciamo. Il film documentario che segue lo dimostra, come la nostra attuale situazione ne è una prova inconfutabile. Siamo morti che camminano o lavorano, ma hanno il terrore di morire, tanto lo siete già! Ma andiamo avanti.
Quando leggi scrittori come David Icke o Zecharia Sitchin fatichi a credere che dicano la verità quando affermano che degli esseri antichi quanto l’uomo e provenienti da luoghi lontani dello spazio siano scesi sulla terra ed abbiano creato degli schiavi perfetti che lavorino per loro ed in più li adorino, fatichi soprattutto se sei una persona come me, se non vedo non credo ed anche se vedo fatico a credere. Però non sono nemmeno gli unici a parlarne e credo che tutti noi conosciamo qualcuno cha ha visto un oggetto non proprio umano, e allora, se loro avessero ragione si spiegherebbe molto bene questo film documentario pluripremiato, incredibile, spaventoso e orribile, orribile vedere quanto poco valga la vita umana, a che livello di schiavitù e bestialità sia ridotto l’uomo del duemila, cambia poco o nulla dall’asino da soma, o dagli animali che macella, se non avete due ore di tempo, trovatele, perché dovete rendervi conto dello stato attuale della società cosiddetta “civile” o meglio ancora “evangelizzata”, e magari aprire gli occhi, anche se modestamente credo sia tardi visto il rincoglionimento di massa, soprattutto italiano. Dietro la vita lussuosa, di quanti uomini, parliamo di pochissimi in percentuale che veramente vivono da re senza fare una beata minchia, bene, dietro allo sfarzo di questi uomini si nasconde una miseria “assurda”. Ancora più incredibile, quando, tutti questi poveretti sfruttati sino alla morte solo per mangiare, invocano continuamente DIO e la sua giustizia, e pregano . . . forse è proprio questo il loro sbaglio, credere in Dio, in fondo Buddha, l’illuminato, non parlava mai di Dio, ma di vivere bene su questa terra, loro vivono di merda qui, per essere ricompensati nell’aldilà. Poi ci siamo noi, non molto diversi da loro, noi, quelli “iper” indebitati per avere cose inutili, specchietti per le allodole, niente di più, per cosa si lavora alla fine? Non è forse per rendere ricchi degli sconosciuti? Nemmeno una casa è un diritto per noi comuni mortali, e oltretutto dobbiamo pagare i debiti che gli altri hanno stipulato a nostra insaputa. Allora pensi, Annunachi, antichi Sumeri, Egitto . . . non vi torna in mente nulla? Io ci penserei bene dopo aver visto questo . . . forse hanno ragione, e se non ce l’hanno, siamo veramente dei grandissimi coglioni! Va beh, lo siamo comunque . . .
PS: Scusate i toni accesi, ma guardate il film, sono stato anche troppo basso! 
Dioniso777


 Workingman's Death è un film documentario del 2005 scritto e diretto da Michael Glawogger che presenta cinque ritratti sul lavoro manuale nel XXI secolo. È stato presentato nella sezione Orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia e nella selezione ufficiale del Toronto Film Festival. Ha vinto il Premio Grierson, assegnato dal British Film Institute al miglior documentario presentato al London Film Festival. Cinque ritratti sul lavoro nel XXI secolo Il documentario si apre su immagini d'epoca sovietiche, con i lavoratori che promettono fieramente di raggiungere nuovi record di produzione. Quindi mostra la seguente citazione:
« Non si può mangiare né bere per otto ore di fila e neppure fare l'amore. La sola cosa che si può fare per otto ore è lavorare. Ed è questa la ragione per cui gli esseri umani rendono così tristi ed infelici se stessi e gli altri. » (William Faulkner)

Qui sotto il link per vedere il film intero in Italiano

Capitolo 1: Eroi Donbass, Ucraina. Uomini strisciano in angusti tunnel soprannominati "trappole per topi" per estrarre il carbone da miniere ufficialmente chiuse. È un lavoro faticoso, per di più illegale, da cui riescono a ricavarne giusto per sopravvivere. Si tratta delle miniere nelle quali lavorò negli anni trenta l'Eroe del Lavoro Socialista Aleksej Grigor'evič Stachanov, dando inizio allo stacanovismo.
Mentre una nuova coppia di sposi, come da tradizione, depone ai piedi della statua a lui dedicata un bouquet di fiori, un gruppo di minatori festeggia la pensione di uno di loro bruciando il suo equipaggiamento da lavoro.
Capitolo 2: Fantasmi Kawah Ijen, Indonesia. File di uomini con contenitori di bambù in spalla salgono e scendono lungo le pendici di un vulcano. Immersi nei vapori malsani, estraggono dal cratere lo zolfo che trasportano poi a valle, alla stazione di pesatura. A seconda dell'età, dell'esperienza e della forza, possono trasportare fra le 155 e le 255 libbre di zolfo, per più di tre miglia di sentiero. Su quello stesso sentiero, le file di lavoratori incrociano quelle dei turisti che si godono la bellezza dello scenario naturale. I lavoratori stessi sono un'attrazione turistica e per qualche sigaretta o pochi soldi si prestano volentieri ad essere fotografati, oppure vendono statuette scolpite nello zolfo. In qualche modo, pur essendo impegnati in un lavoro così arcaico, sono raggiunti dalla globalizzazione. Uno dei portatori più giovani veste una maglietta dell'Inter ed è appassionato di Bon Jovi.
Capitolo 3: Leoni Port Harcourt, Nigeria. In un enorme, affollato macello a cielo aperto bovini ed ovini vengono sgozzati, macellati, puliti, arrostiti e venduti, in un'articolata divisione del lavoro che coinvolge centinaia di persone, come Ishaq Mohammed, che nel giro di una giornata può uccidere qualche centinaio di capre, o come uno degli uomini che lavano le teste di vacca, che lavora anche come moto -taxista. Siamo nati nella sofferenza perché in questo Paese niente è come dovrebbe essere. Quindi ognuno qui fa il suo lavoro con pazienza. E se Dio nella sua infinita grazia ci dovesse concedere fortuna così sia.»
Capitolo 4: Fratelli Gaddani, Pakistan. Sulle coste del Belucistan, enormi petroliere in disuso vengono smantellate per riutilizzarne il metallo. Gli operai sono in gran parte di etnia pashtun, provenienti dalle montagne del nord del paese. È un lavoro duro, pericoloso («Questo lavoro è la morte stessa [...] La morte è sempre con noi»), mal retribuito, nel quale è fondamentale la collaborazione, per riuscire ad avere la meglio, pezzo dopo pezzo, su quelle gigantesche imbarcazioni: «Siamo come fratelli. E dobbiamo avere fiducia in noi. In fondo siamo tutto ciò che abbiamo. Se uno dei colleghi ha un problema ci riuniamo tutti e vediamo cosa possiamo fare e se possiamo risolvere il problema. Non ci sono mai litigi tra gli operai. Litigare ci ruberebbe solo le energie, cosa che non possiamo permetterci. Certamente è un lavoro di merda, ma nonostante ciò andiamo molto d'accordo.»
Capitolo 5: Futuro Liaoning, Cina. In un paese lanciato in uno straordinario sviluppo economico, nelle acciaierie di Angang gli operai sono consapevoli dei cambiamenti dovuti al passaggio dall'economia pianificata all'economia di mercato, ma sembrano credere alla propaganda governativa e ad un futuro di progresso, benessere e prosperità.
Capitolo 6: Epilogo Duisburg, Germania. Mentre in Cina le acciaierie sono ancora in piena attività, nel cuore industriale della Vecchia Europa, le acciaierie Duisburg-Meiderich, che hanno lavorato dall'inizio del Novecento fino alla metà degli anni ottanta, sono state trasformate in un Parco paesaggistico. L'autorevole rivista del British Film Institute Sight & Sound l'ha indicato fra i trenta film chiave del primo decennio del XXI secolo.

3 commenti:

Salvatore ha detto...

Occorrerebbe solo reagire, solo che è difficile. Saluti dal vecchio Salvatore.

Francesco Zaffuto ha detto...

Bel post. Ovidio nelle Metamorfosi disse che l'uomo si alzò per guardare le stelle; posso solo aggiungere che se era un problema di lavoro poteva restare piegato.

*Dioniso*777* ha detto...

Ciao Salvatore e ciao Francesco, grazie per il bel post.
Lo so che è difficile, sembriamo programmati, assopiti, addormentati...passeremo dal sonno alla morte senza accorgercene? Probabilmente SI, non vedo vie di salvezza, troppo rincoglionimento di massa.

Lo credo anch'io che poteva restare piegato, perché ora non solo è piegato ma c'è un grande cetriolo dietro di lui... :-)

LKWTHIN

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