"THE END"

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venerdì 15 febbraio 2013

LE ILLUSIONI DELL'IMPERO (E QUELLO CHE ACCADE NEL MONDO REALE)

DI PEPE ESCOBAR
asiatimes.com

Barack Obama non sarà mai così sprovveduto da usare un Discorso alla Nazione per annunciare un “asse del male”. No. Doppia “O” (Obama-bis), dotato della sua esclusiva licenza di uccidere (Lista Nera), è molto più astuto. Con la stessa sicurezza con cui ha lanciato un nuovo programma di Governo USA più “intelligente” (e non più ampio), si è tenuto ben strette le carte della sua “nuova” politica estera. Poca è stata la sorpresa quando è risuonata la promessa che “entro la fine dell’anno, la nostra guerra in Afganistan sarà terminata"; non lo sarà per nulla, ovviamente, perché Washington lotterà fino alla fine pur di mantenere ben salde a quel suolo le truppe anti-insurrezione – per contrastare – come dice Obama – “quei residui malvagi di al-Qaeda".

Obama ha promesso di “aiutare” la Libia, l’Yemen e la Somalia, per non parlare del Mali. Ha promesso di “impegnare” la Russia. Ha promesso di sedurre l’Asia con partnership Trans-Pacifiche – in poche parole con qualche accordo commerciale amichevole di libero scambio. Per il Medio Oriente, ha promesso di schierarsi dalla parte di chi vuole la libertà; escluderebbe quindi la popolazione del Bahrain.

E poiché qui parliamo di Capitol Hill, non poteva mancare il passaggio “impediremo all’Iran di acquisire armi nucleari”; “faremo ulteriori pressioni sulla Siria” - il cui “regime sta uccidendo il suo popolo”; e “proseguiremo nell’alleanza con Israele”.

Anche la Corea del Nord è stata citata. Ben sapendo cosa ciò voglia dire, il ministro degli esteri di Pyongyang ha pensato di lanciare un attacco preventivo, sottolineando che il test nucleare di questa settimana era solo “una prima risposta” alle minacce statunitensi: “Se Washington prosegue nelle sue ostilità, saranno lanciati un secondo e un terzo attacco di maggiore intensità”. Obama non si è per niente disturbato a rispondere alle critiche alle sue “guerre ombra”, all’Impero dei Droni e al tiro a segno legalizzato sui cittadini americani; ha solo detto, così, “en passant”, che tutte queste attività saranno svolte in modo “trasparente”.

Tutto qui? No, c’e’ molto, molto di più.

IL GIOCO DI DOPPIA “O”

Dal 9/11, la strategia di Washington degli anni di G.W. Bush - segnati dai neo-conservatori – è consistita per lo più in un ritorno alla guerra terrestre. Ma poi, dopo lo sconquasso iracheno, si è aggiunto un ulteriore sviluppo strategico, che potrebbe riassumersi nello scontro Petraeus vs. Rumsfeld. Il mito della “vittoria” di Petraeus, fondato sulla sua ascesa “Mesopotamica”, offriva difatti a Obama l’opportunità di lasciare l’Iraq con l’illusione di una mezza vittoria (un mito fatto proprio e alimentato magistralmente dai grandi gruppi d’informazione americani).

Si arriva poi al vertice di Lisbona di fine 2010, indetto per trasformare la NATO in un clone del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, con un format tipicamente occidentale, in grado di lanciare proprie operazioni militari – comprese quelle preventive – in tutto il mondo. Nessuna soluzione di continuità, quindi, tra Bush e Obama.

Il vertice della NATO di Lisbona sembra che abbia istituito ufficialmente una paradisiaca visione neo-liberalistica dei complessi rapporti tra guerra ed economia; tra operazioni militari e quelle di polizia; e tra il continuo sviluppo degli armamenti e il progetto politico di un intervento globale a carattere “preventivo”.

Tutto questo, ancora una volta, sotto la supervisione di Obama.

La guerra in Afganistan, per parte sua, ha decisamente contribuito a promuovere la NATO, così come la NATO ha decisamente contribuito a promuovere la guerra in Afganistan – anche se ancora non è riuscita a diventare il Consiglio di Sicurezza dell’intero Impero Americano, sempre pronto a dominare o circuire le Nazioni Unite.

Quale che sia la missione in cui la NATO è coinvolta, il controllo e il comando restano sempre nelle mani di Washington. Solo il Pentagono è in grado di elaborare la logistica di un’operazione militare transcontinentale globale. Libia 2011 ne è un esempio. All’inizio, francesi e inglesi si coordinavano con gli Americani. Ma poi l’AFRICOM – con base a Stoccarda – prese il commando e il controllo dei cieli libici. Il comandante in capo virtuale di tutto quello che la NATO ha fatto dopo, era solo Barack Obama.

Quindi, la Libia appartiene a Obama. E anche l’attacco a Bengasi è una risposta all’operato di Obama.

I fatti della Libia sembrano aver annunciato il consolidamento di una NATO/Coalizione su scala mondiale, capace di organizzare guerre in tutto il mondo facendo credere di agire sulla base di un consenso politico e militare, unificato da una dottrina tipicamente americana di ordine mondiale, pomposamente intitolata “Concetto di Strategia NATO”.

La Libia è stata “vinta” dalla doppietta NATO-AFRICOM. Ma poi è arrivata la provvidenziale linea rossa della Siria, imposta da Russia e Cina. E nel MALI – contraccolpo della Libia – la NATO non fa per niente parte del quadro; i francesi possono anche credere di poter mettere al sicuro nel Sahel tutto l’oro e l’uranio di cui hanno bisogno, ma è l’AFRICOM che trarrà i maggiori vantaggi dalla situazione, levando i suoi scudi contro gli interessi africani della Cina.

Ciò che è certo è che in questo processo contorto, Obama si è definitivamente assestato in quella logica che l’analista geopolitico francese Alain Joxe definisce “Neoliberalismo bellico”, ereditato dagli anni di Bush; in poche parole, non è altro che una definizione raffinata della lunga, infinita guerra del Pentagono.

L'EREDITA' DOPPIA DI “O”.




Quello che ci resterà dell’amministrazione di Obama sta già prendendo forma. Possiamo chiamarlo “Guerre-ombra per sempre”, insieme al persistere di Guantanamo. Il Pentagono, da parte sua, non abbandonerà mai il suo sogno “ad ambio spettro” dell’egemonia militare, che idealmente dovrebbe controllare il futuro del mondo in tutte quelle sfumature di zone grigie che vanno dalla Russia, alla Cina, alle terre dell’Islam e all’India, e all’Africa, e all’Asia…

Qualche lezione, almeno, è stata appresa? Ovviamente, no.

Obama-Due non credo abbia neanche sentito parlare dell’eccezionale libro di Nick Turse: Uccidi tutto quello che si muove: la vera guerra americana in Vietnam (1), in cui l’autore è riuscito a documentare con grande sforzo il modo in cui il Pentagono ha prodotto “un vero e proprio sistema di sofferenza”. Una simile analisi, applicata alla guerra in Iraq, non potrà essere pubblicata prima del 2040.

Obama può permettersi di mostrarsi sicuro di se stesso perché l’Impero dei Droni è al sicuro [1]. La maggior parte degli americani pare ne sia soddisfatta – finché i terroristi restano stranieri e non sono cittadini americani. E nel sottobosco della guerra globale al terrore (GWOT), proliferano miriadi di approfittatori gongolanti.

Questa settimana un ex Navy SEAL e un ex Berretto Verde hanno pubblicato un libro, Bengasi: il rapporto finale, dove ammettono chiaramente che l’attacco di Bengasi è stata una controffensiva alla guerra-ombra condotta da John Brennan, poi ricompensato da Obama con la nomina a capo della CIA.

Il libro sostiene che Petraeus è stato affondato da un attacco interno della CIA: i veterani dell’agenzia avrebbero costretto l’FBI a condurre un’indagine sulla sua relazione con l’intrigante biografa Paula Broadwell. Il motivo: questi agenti erano furiosi perché Petraeus stava trasformando l’agenzia in una forza paramilitare. Eppure, è proprio quello che Brennan continuerà ora a fare: l’Impero dei Droni, le guerre ombra, la lista nera: esattamente le stesse cose. Petraeus-Brennan, nessuna soluzione di continuità.

E poi c’e’ Esquire, che ha deciso di sfruttare al massimo la storia di un anonimo ex SEAL membro del Team 6: l’uomo che ha sparato a Geronimo, nome in codice per Osama bin Laden. [2]

Sono copioni a noi familiari, l’agiografia di un Grande Killer Americano, “che con tre colpi ha cambiato la storia”, ora abbandonato da un meccanismo governativo menefreghista, ma non di certo trascurato da chi poteva trarre profitto dalla sua saga, qualcosa che andava ben oltre le frecciatine – peraltro tecnicamente perfette - all’uso della tortura del film rivale che gli contende l’Oscar - Zero Dark Thirty.

Nel frattempo, ecco cosa accade nel mondo reale. La Cina ha sorpassato gli Stati Uniti ed è ora il primo paese al mondo per il commercio – e la sua corsa non si ferma. [3] Questo è solo il primo passo verso l’affermazione dell’yuan come nuova valuta commerciale internazionale. E poi arriverà lo yuan-nuova valuta per le riserve mondiali, insieme alla fine del primato del petrodollaro. Beh, tutti ormai conosciamo il meccanismo.

Questo ci porta a riflettere sul vero ruolo politico degli USA nell’era Obama. Sconfitti (dal nazionalismo iracheno) – e in ritirata – in Iraq. Sconfitti (dal nazionalismo Pashtun) – e in ritirata – in Afganistan. Sempre tranquilli con la medievale Casa di Saud – basi segrete droni comprese (cosa ben nota fin dal Luglio del 2011). [4] "Pivoting" nell’Oceano Indiano e nel Mare Meridionale della Cina, e “pivoting” anche verso tutto quel fascio di varie latitudini africane; tutto questo nel tentativo di “contenere” la Cina.

Quindi la domanda che Obama non avrebbe mai il coraggio di porsi in un Discorso alla Nazione (e tanto meno in un Discorso all’Impero): gli USA sono ancora un potere imperialistico mondiale? Oppure gli eserciti del Pentagono – e quelli ombra della CIA – non sono altro che mercenari di un sistema neoliberalistico globale che gli USA s’illudono ancora di poter controllare?

Pepe Escobar è autore di Globalistan: How the Globalized World is Dissolving into Liquid War (Nimble Books, 2007) e Red Zone Blues: a snapshot of Baghdad during the surge. Il suo ultimo libro, appena pubblicato, è Obama does Globalistan (Nimble Books, 2009). Lo si può contattare a questo indirizzo: pepeasia@yahoo.com

Fonte: www.atimes.com
Link: http://www.atimes.com/atimes/Global_Economy/GECON-01-130213.html
13.02.2013

Traduzione per www.comedonchisciotte.org cura di SKONCERTATA63

Note

1. Inchiesta: il 45% approva la gestione economica di Obama, CBS News, 12 Febbraio 2013.
2. L’uomo che ha ucciso Osama bin Laden...è fottuto. Esquire, 11 Febbraio 2013
3. La Cina eclissa gli USA come maggiore nazione di scambi commerciali,Bloomberg News,12 Febbraio 2013
4. Le basi droni segrete segnano una nuova accelerazione degli attacchi USA ad al-Qaeda, The Times, 26 Luglio 2011.

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