"THE END"

giovedì 28 giugno 2012

... il lavoro non è un diritto 2

Dossier: Non avere diritti: LA MATRICE ... THE MATRIX: Dalla Fornero e il lavoro, alla salute, la privazione dei diritti oggi come nel medioevo
Ora metto giù un articolo abbastanza vasto, vi consiglio anche i link evidenziati, di non tralasciarli se volete apprendere a fondo la logica del sistema per cui chi guadagna 15 mila euro al mese ed è dove si trova per molti motivi ma non certo per merito, vi viene a dire che dovete fare sacrifici e meritare invece ....
 Seguite un attimo il mio ragionamento.
Con questo insieme di articoli voglio dimostrare chiaramente quanto la logica, perversa e priva di qualsiasi coerenza, della religione cattolica, abbia influito in ogni settore della nostra società in maniera da conservare quel regime oligarchico e quindi incompatibile con la democrazia, che nei secoli ha condiviso il potere con i signori dei feudi, con le monarchie, col nazismo, fascismo, comunismo e consumismo fino ad arrivare ai giorni nostri con l'unione europea sempre di matrice cattolica
 Come scrivo in apertura del mio blog, la stessa società chiamata con il nome "Rosa Rossa", organizzazione che si macchia dei crimini più efferati e in modo rilevante nel nostro paese, abbia la sue fondamenta nella filosofia cristiana. La chiamo filosofia dimenticando che qualsiasi filosofia è fondata sul pensiero e sul ragionamento, la religione invece si basa sull’ignoranza, più ne esiste e più prolifera felicemente dato che si fonda solo ed esclusivamente su dogmi, idee non dimostrate e nemmeno vere nella maggior parte dei casi, che però devono essere accettate per fede. Questo sistema oramai allo sfascio ci porta ad avere una società divisa in persone buone o giuste e persone sbagliate e cattive, buoni per esempio sono personaggi come la Fornero o Monti, quest’ultimo istruito benissimo dai Gesuiti, come la maggior parte dei manager italiani, cattivi invece sono gli operai che lavorano per loro, poverini sono tanto ignoranti che hanno bisogno di una guida altrimenti non saprebbero cosa fare. Nonostante si scriva molto spesso che la nostra è una società che ha perso i valori, (e per fortuna perché se i valori sono quelli che insegnano è proprio meglio perderli!), appena osserviamo un qualsiasi sistema possiamo vedere come la morale di persecuzione - inquisizione sia ancora così presente in tutti gli aspetti della nostra società odierna, chiamata libera e progredita per illudere, quando in realtà dal medioevo ad oggi non è proprio cambiato niente! Non possiamo negare questo: Ci sono persone, la maggior parte alla fine, che nonostante abbiano lavorato o lavorino attualmente gran parte del loro tempo, i beni di cui possono usufruire sono talmente limitati dalla poca disponibilità di denaro che rispetto all’uomo del medio evo in più hanno forse il telefonino o il portatile, o magari le scarpe nike, la macchina e rate nuova, ma se parliamo di viaggiare per il mondo in poche ore, o di vivere senza faticare o di curarsi anche, cose possibili al giorno d’oggi, bene, questo diventa un’illusione! 
Basti pensare che quasi la metà delle famiglie 'taglia' sulla tavola, nove milioni di italiani non si possono permettere la sanità, una percentuale enorme non si può permettere il dentista, tanti muoiono che in aereo ci sono andati una volta, il novanta per cento dei figli di operai saranno impossibilitati a elevare il proprio status sociale: Allora parliamo di sviluppo sempre e solo per quelli che stanno nella cerchia della religione, per tutti gli altri tanta fatica, pochi soldi e pochissime comodità. Il progresso esiste per i parlamentari magari, che vivono a cinquecento mila euro\anno, ma non di certo per l’operaio, magari precario, a mille e duecento euro al mese con mutuo o affitto o per il pensionato, per questi dal secolo scorso a oggi ci sono ben poche comodità che cambino davvero lo stile di vita. Io mi domando sempre come faccia questo sistema ad andare avanti, perché, le lamentele sono tante ma i comportamenti sono sempre da cristiani bacchettoni e con la croce sulle spalle come bene li hanno indottrinati, solo colui che sacrifica la sua vita per il signore sarà degno del paradiso, gli altri lo vivono qui, fino al giorno in cui quello prescelto, dal signore magari, si sacrifica per loro. Hanno anche inventato la strana teoria per cui morire di propria volontà sarebbe peccato e si va all'inferno, peccato appunto che nessun potere si faccia il minimo scrupolo a ucciderti se diventi scomodo o rompi le palle … il feto è sacro, si, ma dopo tre minuti che è nato non gli frega più niente a nessuno. E oggi ci troviamo al governo persone che hanno passato i sessanta, arrivati dove sono per molti motivi ma non di certo perché lo meritavano, che indottrinati da questi fanatici predicano sacrifici per tutti ma di certo non per loro, che come i maiali della fattoria di Orwell, il miglior romanzo dell’autore, devono mangiare meglio perché lavorano per noi … anche Berlusconi lo faceva per noi, ricordate? Quanto siamo lontani dal progresso ancora! Cosa dobbiamo fare, aspettare che muoiano e poi la generazione nuova arriverà? Se tutto prosegue è solo perché le pecore hanno paura e da bravi ovini temono quello che si trova dietro il recinto, come gli uomini della caverna di Platone temevano la luce, se queste pecore diventassero non lupi, ma anche solo uccellini e prendessero il volo vorrei vederla LA fornero se vieneancora a dire che il lavoro non è un diritto, si, magari lo direbbe ancora, non di certo così arzilla e serena però. Fino a quando resteranno pecore fanno bene a bastonarle e tosarle, sempre di più visto che sopportano con tanto spirito di sacrificio e sono così mansueti ... 
Nell’introduzione non ho parlato di droghe, argomento che affronto qui sotto con diversi articoli presi in giro per la rete, per dimostrare come, anche nel tema più opposto alla religione, regni in effetti sempre la stessa logica: La droga è male, il tossicomane è un peccatore! Siete tutti peccatori, poiché esiste il peccato originale, e quindi andate tutti puniti con duro lavoro e sacrificio. Nascono così le frustrazioni, che poi sfociano in comportamenti di intolleranza, come la provincia, americana magari, becera ed ignorante, razzista e sessista, che punta l'indice contro soggetti volenterosi magari ma con opinioni proprie e non omologate, da eretici insomma! Pensare, anche se così silenzioso, è fastidioso, e in mondo in cui le masse non pensano ... non possiamo avere diritti se non ci inchiniamo al dogma, alla matrice.
Dioniso777

                         Dossier droghe
                         La droga è male, il tossicomane è un peccatore!
Ti ricordi quando l’Olanda liberalizzò il consumo della canapa? Doveva succedere l’Apocalisse della droga. Ma non è andata così. Invece la legge Giovanardi ha fatto aumentare del 20% il consumo di cocaina e del 15% quello di cannabis.
Su questo argomento – permettetemi una piccola pubblicità – ho realizzato un libro, insieme a Nina Karen: L’erba del diavolo (Flaccovio editore), dove abbiamo raccolto una serie di dati e di statistiche che dovrebbero quantomeno stupire. Scorrendo i numeri scopriamo che siamo di fronte a un problema di fede. E un’idea del mondo e di Dio. La questione parte dal fatto indiscutibile che Dio punisce i peccatori. Ma i peccatori non hanno per questo smesso di peccare…


L’approccio al problema della tossicodipendenza è una sfida alla logica. Verrebbe da dire che la cosa migliore da fare sia vietare, perché le droghe fanno male e quindi lo Stato non può permettere che vengano vendute. Vogliamo forse lasciare che gli spacciatori si arricchiscano rovinando le vita dei nostri figli? La risposta possibile è solo una: vietare. Ma questa risposta vale solo se seicattolico. Nella nostra cultura bisogna fare la cosa giusta, perseguire il meglio, punto e basta. Ma se poniamo la stessa questione a un calvinista protestante, pur essendo lui sostanzialmente un cristiano, forse non potrà rispondere nello stesso modo. Infatti i calvinisti sono convinti che fare la cosa moralmente giusta non sia sufficiente. Deve anche funzionare.
Così, ormai 40 anni fa, l’Olanda fece una scelta che apparve a molti decisamente sconcertante: fu praticata una forte depenalizzazione del consumo di tutte le droghe e fu data la possibilità di vendere piccole quantità di canapa e hashish in appositi bar detti coffee shop. Molti dissero: “Vedrete che fine farà l’Olanda, i suoi giovani finiranno per diventare tutti tossicomani o trafficanti di droga”.Dopo 40 anni i sostenitori dei divieti estremi si sono dimenticati di andare a guardare se le loro profezie di disastro si sono avverate.
In effetti, se andiamo a vedere i dati ufficiali dell’Unione Europea e delle organizzazioni internazionali, scopriamo che è successo esattamente il contrario: la tossicodipendenza e il consumo di droghe sono aumentati di più negli Stati che hanno praticato i divieti ferrei. L’Olanda al contrario si trova in una situazione enormemente migliore. Mentre i Paesi europei economicamente avanzati registrano tra i 5 e i 10 tossicomani ogni mille abitanti (Italia 7,9), in Olanda il consumo è sceso a 3,1. Parliamo dei consumatori di droghe pesanti: eroina, cocaina, anfetamine eccetera. Ma, incredibilmente, anche il consumo di canapa, ampiamente tollerato in Olanda, non è esploso e anzi si attesta tra i più bassi d’Europa. Al contrario, i Paesi più repressivi hanno registrato un aumento dei consumatori di tutte le droghe, sia leggere che pesanti.
In Olanda, invece di spendere il denaro in indagini, processi e detenzioni hanno investito nell’informazione ai giovani sui danni provocati da tutte le droghe. E i risultati si vedono!
E in particolare osserviamo che la legge Giovanardi che ha cancellato quel minimo di tolleranza verso i consumatori che era stata concessa qui da noi, ha provocato l’aumento del 20% dei consumatori di cocaina e del 15% dei consumatori di cannabis. Il che dimostra chiaramente che vietare le droghe non ne scoraggia il consumo, anzi le rende frutti proibiti e affascinanti e ne incrementa il consumo.
Ma il divieto assoluto al consumo delle droghe ha anche altri disastrosi effetti: innanzi tutto i morti per overdose e i danni causati dagli additivi usati dagli spacciatori, spesso altamente nocivi. Nei Paesi dove sono in vigore divieti, anche i consumatori di droghe leggere si devono rivolgere agli spacciatori e quindi alla malavita organizzata, che trae vantaggi maggiori dalla vendita delle droghe pesanti e quindi ne incoraggia il consumo. A questo danno si aggiunge il fatto che la droga fornisce alle organizzazioni criminali ingenti mezzi finanziari che permettono alle mafie di diventare potenti e capaci di corrompere ampi apparati dello Stato e infiltrarsi nell’economia legale, inquinandola. L’esperimento del divieto di consumare alcol in Usa fu abbandonato, legalizzando il commercio e il consumo, quando i politici si resero conto che la stessa democrazia americana era minacciata dalla potenza economica che il proibizionismo regalava alle bande che spacciavano alcol clandestinamente.
Inoltre, i tossicodipendenti da droghe pesanti sono costretti a delinquere per procurarsi il denaro per acquistarle e quindi si mettono nei guai, diventa sempre più improbabile che combinino qualche cosa di buono e quindi diminuiscono le probabilità che riescano a uscire dalla droga e rifarsi una vita. Si ottiene, anzi, un grave danno sociale aggiuntivo derivante dai reati commessi dai tossicomani e dal costo spaventoso della repressione di questi reati, che si aggiunge al costo della repressione del consumo. Ovviamente tutto questo non succede laddove le droghe pesanti sono somministrate dastrutture pubbliche sotto controllo medico. In effetti, anche in ambienti di destra, proprio il costo economico della repressione del consumo delle droghe, ha convinto molti della necessità di cambiare tattica.
Ma le ragioni del proibizionismo vacillano pesantemente anche quando si pone un’altra domanda: perché l’eroina è vietata e gli psicofarmaci sono invece di libero commercio? La tossicodipendenza da psicofarmaci legali è un problema altrettanto grande della tossicodipendenza da eroina e cocaina, ma questi prodotti legali non vengono considerati altrettanto pericolosi, anzi, su questi lucrano liberamente parecchie imprese farmaceutiche, spingendone il consumo attraverso appropriate campagne promozionali indirizzate ai medici. Che senso ha trattare in modo radicalmente diverso sostanze assolutamente simili relativamente ai danni che causano alla vita delle persone?
Le politiche di repressione delle droghe sono assolutamente schizofreniche perché non trattano in modo uguale le sostanze che provocano un analogo danno fisico e sociale: se l’eroina fosse pulita e venduta in farmacia, non sarebbe più fisiologicamente o psicologicamente dannosa di altri psicofarmaci legali. Discriminazione insensata, inoltre, perché i consumatori di droghe pesanti legali sono molti di più di coloro che sono dipendenti da droghe illegali, quindi rappresentano un’emergenza sociale maggiore.
Ma la schizofrenia diventa enorme se si considera il diverso trattamento che si riserva a alcol, tabacco e marijuana. Qualunque statistica dimostra che l’alcol è certamente il più grave fattore di danno sociale. In Italia le morti attribuibili all’alcol sono fra le 21 e le 25 mila ogni anno. A questo si deve aggiungere uno spaventoso danno sociale indiretto costituito da migliaia di incidenti d’auto e dagli episodi di violenza che vedono come protagoniste persone in stato di ebrezza alcolica.
Il tabacco causa più di 80 mila morti l’anno… Dato enorme ma che andrebbe depurato, come ha fatto l’Oms in alcuni studi, dalle morti causate dall’associazione tra tabacco e inquinamento urbano. E’ un fatto che chi fuma vivendo in campagna ha indici di mortalità molto inferiori. Il tabacco causa poi danni sociali minimi dal punto di vista di incidenti d’auto e violenze.
A quanto si sa nessuno è mai morto per il consumo di canapa. I guidatori che fumano uno spinello, per lo più, poi vanno molto piano in auto e generalmente preferiscono non fare a botte. Inoltre, la canapa dà meno dipendenza sia fisica che psicologica dell’alcol e del tabacco (vedi tabelle di confronto pubblicate dalla rivista Lancet). Tutte le tabelle sulla valutazione della pericolosità tossica o sociale classificano l’alcol e il tabacco come molto più nocivi della cannabis indica, eppure la canapa è vietata e posso perfino fare la pubblicità in televisione di alcolici e super alcolici.
Questa scelta è razionale? Secondo chi sostiene la necessità della repressione del consumo di canapa ci sarebbe, legata al consumo di questa droga, una deviazione della personalità perversa molto più grave della devastazione psicologica causata dall’abuso di alcol. Insomma, lo sballo da alcol è dannoso ma comunque in qualche modo più etico, più socialmente accettabile di quello causato dall’hashish. A tal proposito non esistono ricerche o statistiche.
Ma la canapa, consumata presso molte culture in modo socialmente tollerato, è da noi avvolta di un’aurea di intollerabile peccato in modo del tutto simile all’idea che i musulmani hanno spesso sul consumo di alcolici. E’ impuro. Ora, io credo che ognuno può avere la sua fede e le sue convinzioni, ma il divieto del consumo di alcol e quello del consumo di cannabis dovrebbero restare territorio di fede o di morale personale, le leggi di uno Stato laico non dovrebbero vietare una pianta solo perché è estranea alla nostra cultura e perché delle idee preconcette la associano a sette assassine, orge beduine, rapimenti di vergini sacre e passione smodata per il rock & roll.
I benpensanti americani negli anni ’60 associavano il consumo di spinelli con la passione per le musiche scatenate e i balli che prevedevano lascivi movimenti del bacino. La marijuana e il rock & roll erano i semi del demonio. Ma oggi come oggi perfino in Vaticano hanno organizzato un concerto della musica del peccato. E il Santo Padre è stato visto muovere il collo a ritmo… Anche se solo leggermente… Magari si potrebbe considerare l’idea che le erbe e i frutti che Dio ci ha dato non possono essere vietati dalle leggi degli uomini.
La comunità terapeutica, ovvero l'industria perfetta
La comunità terapeutica
Tratto delle comunità, nella pagina introduttiva di questa sezione non perchè le abbia particolarmente in odio. Tratto di esse perchè permettono facilmente di capire la questione droga, o comunque di averne una visione più corretta.
La comunità terapeutica nasce per dare risposta alla richiesta di aiuto delle famiglie che vivono al proprio interno il problema della tossicodipendenza. Gestite per la maggior parte dai preti hanno quasi sempre una visione "mistico/religiosa" del problema. La droga è male, il tossicomane è un peccatore! Come tale lo si deve "salvare " dalla sostanza (il male) e da se stesso insegnandogli a vivere, visto che lui da solo non lo sa fare. Quanto sia aberrante questa idea alcuni lo capiranno da soli. Per gli altri passerò a qualche esempio. Nessuno di voi ha un vizio? Magari innocente, banale? Io dico di si! Tutti, ma proprio tutti abbiamo una dipendenza. Il sesso, l'alcol, i medicinali, la droga, la nutella, la TV, il tabacco, il caffè.
Ora poniamo che siete un tabagista, il termine corretto è questo, ad un certo punto per una serie di motivi il tabacco diviene illegale. Cosa succederebbe ? Che un sacco di gente continuerebbe a fumare al mercato nero e sarebbe costretto a violare la legge. Per effetto del proibizionismo, i prezzi salirebbero alle stelle. Chi non potrà permettersi quei prezzi e non avrà comunque la forza di smettere cosa farà ? Incomincerà a rubare a mentire, finendo in una spirale senza ritorno. L'unico aiuto che troverà sarà quello di una comunità per tabagisti che pretenderà di insegnarvi il modo corretto di vivere, in quanto voi siete un deviante, avete trasgredito la legge, siete un emarginato...Voi che avete vissuto per 40/ 50 anni nella completa onestà, siete finiti in una merdosa comunità perchè un politico coglione di turno ha deciso che il vostro vizio non è permesso. "Il suo vizio si, il vostro no!"
Ecco provate a vederla in questo modo e poi ripensate alla droga, alle comunità e alla pretesa di insegnare a vivere a qualcuno. Chi è che può dire che la sua vita è il modello da seguire e quella degli altri è sbagliata? Chi stabilisce i modelli corretti? Solo chi è fanaticamente religioso può credere una cosa del genere.
Il concetto di droga è frutto della cultura non un comandamento scritto in qualche tavola. Provate a dire agli indios colombiani che la foglia di coca è una droga. E l'alcol che pure è una droga potentissima, universalmente riconosciuta come tale, entra nell' eucaristia (il vino come sangue). Fino a 100 anni fa la coltivazione della cannabis non solo era legale, ma veniva incentivata dato che produceva una fibra tra le migliori ancora oggi. Nel 1700 addirittura i contadini che non coltivavano almeno una parte del loro appezzamento a canapa, venivano multati. L'oppio è stato oggetto di commercio legale e di guerre per secoli. Del laudano (tintura alcolica di oppio) si è fatto un uso universale nella farmacopea dal 700 al 900. Per milioni di musulmani l'alcol è proibito ma non l'hashish. Quindi il concetto di roga varia ala variare della cultura, del tempo, del contesto. Ma vediamo cosa si fa in una comunità. La maggior parte sono basate sull'ergoterapia, con regole rigidissime: sigarette contate, orari di lavoro massacranti, poche visite, niente uscite, libri controllati, posta controllata, telefonate controllate. Non è un caso che molti ragazzi assegnati dal tribunale ad una comunità abbiano preferito il carcere!
Il massimo esempio di ciò è la comunità più famosa: S. Patrignano, dove il fondatore Vincenzo Muccioli, prima santone, mago, poi guaritore di drogati, esasperando il concetto di insegnare a vivere, riteneva lecito legare con catene chi intendeva lasciare la comunità e non si assoggettava alle regole; riteneva lecito esercitare punizioni corporali. Cosi di punizione in punizione si arrivò all'omicidio di un ragazzo, cosa per la quale Muccioli fu arrestato!
Altro esempio nefando è la comunità Saman , dopo la morte di Rostagno è divenuta un impero, con fatturato miliardario, condotta dall'oscuro Cardella. Perchè? Lo stato ha delegato alla chiesa e ad alcuni privati la gestione delle comunità. Non dettando regole precise a salvaguardia della dignità delle persone, mantenendo il controllo dei Sert, ma facendoli funzionare male, ha fatto passare l'idea che il metadone era un palliativo che non risolveva il problema, e l'unica risposta seria fosse la comunità. Alcuni in buona fede, altri non tanto, si lanciano nel settore. Si hanno contributi dallo stato o dagli enti locali, spesso dai genitori, disposti a tutto per risolvere un problema troppo grosso per loro. Basandosi quasi sempre sul lavoro che dovrebbe restituire dignità, hanno la possibilità di ricorrere a manodopera a costo zero!
Sempre S. Patrignano è attivissima nell'allevamento, nel settore vinicolo, nella falegnameria. In alcune di queste attività è molto conosciuta. Cacchio quale azienda può contare su manodopera a costo zero? Bell 'esempio di mercato drogato! Alla faccia della dignità del lavoro, che per essere davvero dignitoso deve avere una paga adeguata!Cosi si chiude il cerchio della droga. Lo stato fa una politica proibizionista, cosa che induce il soggetto eroinomane a tutta una serie di ricatti, a diventare un delinquente, un emarginato. Qualcuno guadagna dalla sua disperazione. Cosi quando lo si vuole " salvare " lo si manda in una comunità dove subisce un 'altra serie di ricatti e qualcun'altro, o sempre gli stessi, guadagnano ancora sulla sua disperazione. Anche qui viene da chiedersi: come mai tutti gli esponenti del mondo delle comunità sono ferocemente proibizionisti? Chiaro che perderebbero la torta se la droga divenisse legale. Nessuno più sarebbe costretto a rinchiudersi in una comunità. Lo si farebbe solo su base volontaria e cesserebbe quindi il loro ricatto e lo sfruttamento.
Ma poi sono davvero utili le comunità? In Italia non c'è uno studio serio, che sia uno su questo mondo.In altri paesi le comunità sono ormai desuete perchè si è capito che non danno grandi risultati ed il mondo della droga è profondamente cambiato. Non hanno mai pubblicato relazioni riscontrabili, numeri che facciano chiarezza sul fenomeno. Se non quelli editi dalle stesse comunità e che non hanno validi strumenti di controllo della bontà di quei numeri. Leggendoli si rimane sbalorditi. Migliaia di ragazzi passati per questi istituti. Ma passati non significa "salvati". Quanti hanno completato il "trattamento"? Fra questi quale percentuale di ricadute esisteva ? A quanti anni di distanza vengono ancora monitorati? E fra quelli che l'hanno abbandonato? Questi numeri poi si dovrebbero confrontare con quelli dei Sert e con quelli della Svizzera sulla somministrazione controllata, con le remissioni spontanee. Allora incomincerebbero ad avere un valore. Cosi valgono meno di zero. Tra l'altro l'esperienza ed uno studio fatto presso un Sert della Campania mi fa dire due cose con una sicurezza abbastanza alta. Gli interventi prematuri, cioè quando il soggetto eroinomane è ancora in fase di " luna di miele" sono quasi sempre inutili se non controproducenti. Inutili in quanto nella fase di luna di miele l'eroina è totalizzante, madre, amante, sorella, amica, la sensazione di benessere e di onnipotenza dell'eroinomane non è sostituibile e paragonabile con nient'altro ed egli non vi rinuncerà. Anche costretto con la forza ritornerà inevitabilmente all'eroina appena potrà. Altrimenti quelli che finiscono in carcere, magari dopo diversi anni di reclusione, non dovrebbero avere più problemi. Ed invece la quasi totalità appena esce corre a comprare una dose come primo gesto da uomo libero!Controproducenti perchè il fallimento, se non i ripetuti fallimenti, costituiranno una memoria difficile da cancellare quando il soggetto arriverà alla fase di rifiuto della sostanza, costruendo l'idea spesso falsa che dalla droga non si esce. Invece fra i tossicodipendenti con un'esperienza di droga alle spalle di svariati anni ( 8/15) la remissione spontanea, se non sopravviene la morte, è altissima. L'eroinomane dalla fase di amore totale, passa alla ripulsa, quindi ad un odio profondo. In questa fase opportuni interventi possono essere davvero d'aiuto. sarebbe però importante che i soggetti arrivassero a questa fase, conseguendo i minori danni possibili. Con una corretta informazione, la somministrazione gratuita di siringhe, in alcuni casi la somministrazione diretta di droga, si farebbe si che arrivassero alla fase di distacco senza avere malattie serie, con la fedina penale pulita, con un a rete di relazioni ancora possibile. E' intuitivo che un eroinomane dopo dieci anni di droga, magari sieropositivo o con un epatite cronica, senza più alcuna relazione soddisfacente, con la fedina penale molto problematica,senza uno straccio di lavoro ne la possibilità di averne uno data la sua situazione (malattie e carichi penali) avrà magari poche motivazioni per venirne fuori, probabilmente si lascerà andare perchè il tornare a vivere comporta sacrifici troppo grossi e risultati scadenti!
giuseppe galluccio 

Le comunità
Da tempo pare che l’unico modo per uscire dalla droga sia andare in comunità. Ma perché c’è questa convinzione, in base a che cosa la gente crede nel potere salvifico di queste istituzioni? Eppure non ci sono numeri a conforto, né studi seri che dimostrino la bontà di questo “trattamento”. Anzi per quello che ho osservato io, i numeri delle comunità sono fallimentari. In alcuni studi, spesso commissionati dalle stesse comunità, leggiamo cifre assolutamente fantastiche. Con centinaia di casi trattati la maggior parte dei quali risolti. Però in genere non vi dicono quanti di quei casi siano costituiti dallo stesso soggetto che è entrato ed uscito più volte. Non vi dicono quale è il criterio per dire che un drogato non è più tale. Ad esempio a quanti anni di distanza dall’uscita dalla comunità viene monitorato? Un anno, due, cinque?. Sono segnalati molti casi di recidiva anche a lungo termine, per cui se un tossico finisce il trattamento e va via, sarà improprio segnarlo come “guarito” ed è improprio segnare come guariti coloro che restano nelle comunità in qualità di operatori. La guarigione dovrebbe significare che il soggetto disintossicato è stato liberato dalla dipendenza e restituito ad una vita piena, non che la dipendenza dalla droga viene sostituita con quella dalla comunità! Inoltre sarebbe necessario, per verificare la bontà dell’intervento comunità, un altro tipo di studio.
Seppur piccolo studio, senza grandi pretese lo ritengo certamente indicativo. Andrebbe approfondito, ma anche questo non si fa perché non c’è un reale interesse a studiare e a capire il fenomeno. La maggior parte dei tossicodipendenti vanno incontro ad una remissione spontanea. Come se ad un certo punto fossero stanchi della droga e alla prima occasione, sia carcere, allontanamento, malattia, infortunio serio, cambio di vita, comunità, smettono da soli. Si anche comunità intesa non come rimedio curativo, ma come l’occasione per fermarsi, staccare e superare l’astinenza, cosa non impossibile, manco difficilissima ma nemmeno derubricabile a passeggiata! Io sostengo che i soggetti che escono disintossicati dalla comunità, probabilmente ce l’avrebbero fatta da soli, o con un aiuto diverso che gli avesse consentito di allontanarsi dai luoghi abituali della droga. Semplicemente era venuto il loro momento. Quindi la comunità è assolutamente negativa? Non dico questo, anzi, in certi casi è l’unico rimedio, ma dovrebbe essere una delle risposte possibili, magari da usare in sinergia con le altre e non in alternativa: cioè con il metadone, il servizio pubblico, il sostegno psicoterapeutico e tutto il resto.

Remissione spontanea
Non sempre, non nella totalità dei casi, ma in una percentuale molto elevata il tossicodipendente arriva alla remissione spontanea. Questo ovviamente se non muore!! O se le sue condizioni fisiche e sociali siano talmente deteriorate da rendere impossibile il reperimento di uno straccio di motivazione per smettere. Per questo motivo, ritengo la politica di riduzione del danno quella più efficace. Aiutare il "tossico" a non prendere malattie, a non andare in galera, non prostituirsi e non fare terra bruciata intorno a se, lo accompagnerà, credo, più rapidamente alla remissione della tossicodipendenza. Comunque eviterà che il soggetto, malato, senza rapporti sociali e affettivi, magari pregiudicato, possa vedere come inutile lo smettere la droga. Se la sua condizione divine senza speranza, quale motivazione potrà sorreggerlo all'uscita dalla droga? Non c’è controprova, ma se la droga fosse liberalizzata, o almeno legalizzata, la quasi totalità dei problemi ad essa correlati sarebbero risolti. Senza dimenticare il colpo severo che si infliggerebbe agli introiti delle varie mafie che perderebbero molto del loro potere (che discende dalla mole di denaro disponibile per corrompere, armarsi, investire). Del resto la politica proibizionista che risultati ha prodotto? Ha arricchito le varie mafie, il consumo di droga è sempre aumentato, la spesa sociale per il fenomeno è levatissima ed i risultati scadenti. Perché allora non sperimentare politiche diverse, antiproibizioniste? Si diminuirebbero i costi sociali, si colpirebbe la criminalità mafiosa, si concederebbe una vita dignitosa anche a questi nostri concittadini che, per debolezza, per malattia, per chissà quale motivo, costringiamo ad una vita di merda! Senza che questo nel contempo porti benefico ad alcuno se non alle tasche dei soliti mafiosi e di qualche santone di qualche comunità, che con la scusa di salvare i drogati si è costruito un impero e gira in Mercedes e con i guardaspalle! Questa mia teoria della remissione al momento è, appunto, solo una teoria, ma vi faccio qualche numero, che per quanto approssimativo da un quadro veritiero. Si stima che i Tossicodipendenti in Italia siano intorno ai 200 mila. I posti disponibili in comunità sono 10 mila. I morti non superano un migliaio (e negli ultimi anni sono in calando!). Mi chiedo e vi chiedo che fine fanno gli altri 190 mila circa? A meno che non supponiamo che man mano muoiano tutti senza essere registrati come morti per droga, l’unica risposta possibile è che come erano in clandestinità prima, nella stessa clandestinità risolvono il loro problema. Trovate il mio ragionamento campato in aria? 
La guerra contro la droga è fallita

“La guerra contro la droga è fallita, le severe leggi contro lo spaccio e il consumo di stupefacenti hanno solo penalizzato i piccoli pesci, non hanno mai scalfito i colossi del narcotraffico mondiale” a dirlo è Giuseppe Cascini segretario dell’Associazione Nazionale Magistrati, durante il convegno“Droga e tossicodipendenze. Il proibizionismo alla prova dei fatti”. E quali sono i fatti riportati dai relatori del convegno? Sono gli effetti delle leggi, della ex Cirielli sui recidivi che ha incrementato il numero dei tossicodipendenti dietro le sbarre, che costituiscono il 30 per cento della popolazione carceraria totale, dice Claudio Sarzotti dell’associazione Antigone che si occupa da anni di sovraffollamento penitenziario . Altra legge incriminata è la Fini-Giovanardi che ha inasprito le pene per lo spaccio e il consumo di stupefacenti, facendo finire in carcere tantissimi ragazzi che fanno uso di cocaina, cannabis e droghe sintetiche senza vivere questo come una tossicodipendenza. “In carcere ci sono circa 20mila detenuti per violazione delle norme sugli stupefacenti, i trafficanti saranno alcune centinaia, la maggior parte sono piccoli spacciatori e consumatori. Bisogna capire che il consumo di droga è mutato rispetto agli anni in cui circolava l’eroina. E la terapia per un consumatore di cannabis non può essere la comunità” sostiene l’esponente di Magistratura democratica. “Le idee espresse al convegno sono in linea con quelle ultimamente emerse dal rapporto della Global Commission on Drug Policy, firmato da grandi figure del panorama internazionale, personaggi insospettabili, mai stati legati a logiche anti-proibizioniste. Nella lista figurano i nomi di Kofi Annan, ex segretario Onu, Paul Volcker, ex presidente della Federal Reserve, il premio Nobel MarioVargas Llosa, George Schultz ex segretario di Stato americano. Nel rapporto si afferma esplicitamente il fallimento delle politiche internazionali contro la droga. Le dure sanzioni e le pene detentive hanno solo criminalizzato i tossicodipendenti e i consumatori, si legge nel rapporto. E la commissione ha deciso di preparare una petizione da presentare all’Assemblea generale dell’Onu per cambiare la legislazione internazionale e spingere verso un nuovo corso. Nel rapporto si apre anche alla possibilità di legalizzare alcune droghe e il consumo personale, citando alcuni casi di legislazioni nazionali che hanno funzionato, come quelle in vigore in Olanda, Canada e Portogallo. E mentre i massimi esponenti del mondo politico ed economico mondiale si interrogano, dibattono e riflettono sulla questione, il sottosegretario alle politiche sulla famiglia Carlo Giovanardi chiosa il tutto con “sono baggianate”. 
Servizio di Irene Buscemi per ilfattoquotidiano
Dalla Cina alla Malesia, l’aumento della ricchezza nei paesi dell’area asiatico-pacifica si accompagna allo sviluppo insostenibile del consumo di droghe sintetiche.
Ne è convinta l’Unodc, l’agenzia delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine che nei giorni scorsi ha pubblicato la sua relazione annuale sullo stato dell’arte del consumo di sostanze stupefacenti.
I risultati pubblicati dall’agenzia dell’Onu mostrano come l’aumento della ricchezza relativa nei paesi dell’est asiatico e del Pacifico, unito alla necessità di lavorare su turni massacranti, abbiano generato la diffusione di sostanze sintetiche e la moltiplicazione dei laboratori artigianali dove vengono prodotte.
Un incremento vertiginoso di amphetamine-type-stimulants o Ats, sostanze di laboratorio che causano allucinazioni e danni cerebrali permanenti, tra cui l’ecstasy, in aumento dal 2004, e la ketamina, potente anestetico veterinario cresciuto del 9% solo nel 2009. Quantità massicce su tutto il continente che hanno prodotto l’anno scorso un giro d’affari illecito per 63 miliardi di dollari.
Il principale centro di fabbricazione è la Birmania, dove solo nel 2009 sono stati sequestrati 24 milioni di pillole, una quantità risibile rispetto al numero di laboratori di produzione sequestrati. Secondo la ricerca, il fenomeno Ats riguarda tutti i 15 paesi esaminati nel dossier.
Con la globalizzazione, inclusa quella della criminalità organizzata iraniana e dell’Africa occidentale, la produzione di sostanze da laboratorio non dipende più dalle grandi coltivazioni di oppio o dal clima: è facile ottenerla, è possibile fabbricarne anche in casa, e altrettanto semplice piazzarla sul mercato dove la domanda non subisce battute di arresto.
Lo studio sottolinea come alla diffusa tendenza al consumo non corrisponda però un miglioramento delle strutture sanitarie contro le dipendenze. E il futuro non promette bene: oltre agli Ats è stato lanciato l’allarme sull’inalazione di solventi da parte dei giovani, che avrà effetti devastanti sul lungo periodo.
Difficile stabilire connessioni dirette e incontrovertibili tra l’andamento economico di un paese e il consumo di droghe dei suoi cittadini.
Tuttavia, se nei paesi asiatici e nell’area del pacifico, il fenomeno Ats è ormai mainstream, nemmeno l’Europa è immune dalle conseguenze di uno sviluppo accelerato. Uno stress che i cittadini del Vecchio continente compensano con un uso massiccio di cocaina. Dalla Relazione annuale 2010 dell’Agenzia europea delle droghe (Oedt) infatti emerge che quasi 14 milioni di cittadini europei fra i 15 e i 64 anni abbiano provato la polvere bianca. E se in Italia l’uso tra chi ha tra i 15 e i 34 anni è del 2,9%, nel Regno Unito raggiunge il picco del 6,2 (dati 2008).
Secondo il direttore dell’Oedt, Wolfgang Gotz “troppi europei considerano ancora il consumo di cocaina come un accessorio relativamente innocuo di uno stile di vita di successo”.
Droghe a cui si aggiunge la dipendenza da produttività e successo, e che possono incidere in maniera drammatica sul piano economico. Pensiamo alla crisi mondiale e al suo effetto domino: non è stata “provata nessuna relazione scientifica diretta” con il crollo del sistema finanziario, ha spiegato all’inizio del 2009 Silvio Garattini, direttore dell’istituto farmacologico Mario Negri di Milano, ma il consumo di cocaina negli ambienti finanziari ha contribuito a sviluppare in senso del rischio e della spregiudicatezza, riducendo il senso di responsabilità.
Di fatto è la droga più utilizzata nel mondo degli affari e soltanto a Milano, da quanto è emerso dall’indagine dell’istituto, ne verrebbero consumate 12mila dosi al giorno. Ma il fenomeno si estende anche oltre la Lombardia. Infatti Raimondo Pavarin, responsabile dell’Osservatorio epidemiologico dipendenze dell’Asl di Bologna ha aggiunto che da uno studio “condotto in 40 città su un campione di 20 mila persone, è emerso che chi assume coca da almeno cinque anni guadagna più di 2 mila euro netti al mese”. E se il profilo medio rientra tra i quadri aziendali, amministratori delegati esclusi, il fenomeno non si ferma lì e si estende anche ai lavoratori. Diventa un modo per rispondere ai ritmi di lavoro, allo stress, per superare la frenesia della postmodernità, fino a riguardare anche autisti e mulettisti. Ad esempio, come riferisce il dipartimento delle Dipendenze dell’Ulss 20 di Verona, l’1,7 degli operai veneti farebbero uso di sostanze stupefacenti. E se all’inizio “si prova” per ottenere risultati più performanti sul lavoro, successivamente il percorso si inverte e si aumentano le ore di lavoro per potersela procurare.
Spesso soltanto per fronteggiare ritmi non più naturali, per appagare la produttività meccanica richiesta dal mercato, che spinge sempre oltre il limite delle ore di lavoro. Dall’Asia sintetica all’Europa della “bamba”.
CIA e Servizi Segreti (SS) - IL COMMERCIO DI DROGA è CONTROLLATO DAI GOVERNI
La notizia dell'aereo legato alla CIA caduto in Messico durante il trasporto di 4 tonnellate di Cocaina deve far riflettere, in modo particolare ci rivolgiamo a coloro che stentano a credere che le più potenti istituzioni possano esser coinvolte in loschi affari di diverso tipo.
Deve fare riflettere anche il fatto che i mass media non riportino una notizia di questa portata/gravità. 
Quando è emerso che i soldati americani in missione in Afganistan trafficassero droga, cercando di rimpatriarla in USA al rientro dalla missione nascosta nei mezzi militari, non hanno dimostrato alcuna esitazione a punirli e parlarne sulla stampa: questo perché si trattava di iniziative "private" di alcuni soldati, e probabilmente graduati, sganciati però dai poteri forti che controllano il narcotraffico nel mondo.  
Non ci vuole tre lauree per capire che la produzione e il narcotraffico di sostanze stupefacenti E' AVALLATO, se non GESTITO e ORGANIZZATO - dai poteri forti e dalle istituzioni sovranazionali (Onu) e nazionali. 
Anche i semplici cittadini sono a conoscenza del fatto che in Colombia ci sono immensepiantagioni di "Erythroxylum coca" ovvero la pianta dalla quale viene estratta e raffinata la cocaina, come in Afganistan ci sono del "papavero da oppio" e in Marocco di "Canapa Indiana".Coltivazioni grandi quanto alcune regioni italiane, ben visibili persino dai satelliti. Se ci fosse la volontà di distruggerle, in una settimana il mondo sarebbe liberato da questa piaga,ma il giro di soldi è tale che non conviene a nessuno farlo.
Da anni la DEA (la polizia antidroga americana) sulla carta risulta impegnata in missioni antidroga in Colombia, la celebre e costosissima missione "Plan Colombia" - "piano Colombia" - (vedi sul sito del governo USA) dove le piantagioni dovrebbero esser distrutte mediante "fumigazione" (ovvero annaffiate con potenti diserbanti tramite aerei) ma i dati - pur parzialmente manipolati - rivelano come consumo - e quindi spaccio/traffico - di droga siano in realtà in aumento: ad essere fumigate sono le piantagioni di chi produce "autonomamente", senza fare affari con i "poteri", oppure ci propongono operazioni di facciata create ad artele TV parlano di "sequestri milionari", ma la realtà è ben diversa: produrre cocaina - che "al dettaglio" viene rivenduta nei mercati europei a 70-100€ al grammo (con un grado di purezza spesso inferiore al 20%costa pochissimose fosse prodotta come avviene per i farmaci generici (spesso le specialità medicinali costano più care in quanto le case farmaceutiche detengono il brevetto, per recuperare le spese sostenute in fase di ricerca) la cocaina costerebbe 10 - 20 centesimi di euro al grammo: anche meno, se prodotta in grande scala industriale. Pertanto, per chi la produce, perdere una tonnellata di cocaina è un danno esiguo, specialmente se è stata prodotta "ad hoc" per essere sequestrata, ovvero viene prodotta una quantità superiore di quella necessaria per soddisfare le richieste del mercato mondiale(senza quindi senza perdere vendite) inoltre dobbiamo considerare che spesso vengono arrestati i "pesci piccoli" o "medio-piccoli", cioè gli ultimi anelli della catena, che hanno già pagato la sostanza ai loro superiori.

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2 commenti:

stefanover ha detto...

in un servizio delle iene (censurato ovviamente) si vedeva bene come i censori dell'uso delle droghe ne fossero affamati consumatori...
(fate quello che vi diciamo non quello che facciamo!)

*Dioniso*777* ha detto...

la frase magica, fate quello che dico ma non quello che faccio! Fanculo, questa gente fino a che non scompare ...

LKWTHIN

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